UP&DOWN GRANATA. FRANCESCO RINAUDO LA PENSA COSÌ…

Di Francesco Rinaudo


Non se ne esce; il Trapani calcio non mostra quella continuità di rendimento, necessaria per dare seguito alle ambizioni dichiarate dal suo Presidente, ossia il primo posto in classifica.
Nelle ultime 5 giornate abbiamo conseguito 9 punti sui 15 disponibili, frutto di due vittorie e tre pareggi.
E se possiamo vantare il secondo miglior attacco del girone con 23 reti, è anche vero che i 13 goal subiti (uno in meno del Latina, tanto per fare un paragone) non depongono a favore di una formazione, che accampi velleità da primato, quanto piuttosto di una compagine ancora alla ricerca del migliore equilibrio fra fase offensiva e fase difensiva.
La carenza di questi due elementi, continuità di rendimento ed ottimale equilibrio tattico, determinano l’attuale posizione in classifica, non nella fascia di vertice, ma comunque alle spalle delle migliori, benché già a 7 punti dal primo posto, ma comunque ampiamente dentro i play off ed in buona compagnia (siamo praticamente attaccati a Catania ed Avellino, compagini che assieme alla capolista Benevento partivano con i favori del pronostico).
Posizione lusinghiera, se ci limitassimo a considerare ciò che il Trapani è in questo campionato di serie C, ossia una squadra nuova di zecca, in cui, sui 23 calciatori di prima squadra tesserati ad inizio stagione, ben 19 erano nuovi arrivati e solo 4 i riconfermati della stagione precedente in D, tre dei quali tra l’altro (Gelli, Sabatino ed Uikaj) partono quasi sempre dalla panchina.
Posizione invece del tutto insoddisfacente, se correlata agli obiettivi dichiarati dal patron, Valerio Antonini, che sono quelli di un primo posto fin dalle prime giornate, con conseguente promozione diretta in serie B a fine stagione.
Obiettivi che vieppiù si stanno rivelando eccessivamente ambiziosi, quantomeno ad oggi di difficile e complicato conseguimento.
Ciò in parte è dovuto al fatto che la squadra, in assenza di uno zoccolo duro dal gioco collaudato, prevedibilmente avrebbe avuto bisogno di un sostanzioso periodo di rodaggio, per assemblarsi e crescere, così da raggiungere il rendimento migliore e che dunque,
anche in considerazione del cambio di allenatore, intervenuto a campionato in corso, ben difficilmente, pronti via, avrebbe potuto svettare sulle altre, attestandosi fin da subito al comando della classifica, come nei desideri del suo proprietario.
Al contrario, la squadra, benché composta in stragrande maggioranza da calciatori di categoria e, sulla carta, di ottimo livello, si è trovata invece ad andare a strappi, in una sorta di “su&giù”, che una settimana ci esalta e la successiva ci delude, pur rimanendo il Trapani nel gruppo delle migliori, alle spalle di Benevento ed Audace Cerignola.
Questo “up&down”, ancorché prevedibile, date le premesse, avrebbe potuto tranquillamente essere accettato come un naturale prezzo da pagare, se il contesto fosse stato quello di una stagione di assestamento e crescita, con l’obiettivo di raggiungere la migliore posizione possibile nella griglia play off.
Ma se dobbiamo chiederci perchè questa squadra non è ancora (e probabilmente non lo sarà mai) quella che sbaraglia il campo e domina il campionato, arrivando prima, allora la discontinuità di rendimento e l’imperfetto equilibrio tattico di questo inizio di stagione chiamano in causa le responsabilità di più di una figura societaria.
Innanzi tutto quelle del Presidente e del D.S.:
1) per i tempi con cui hanno costruito l’organico (assemblato a luglio, modificato ad agosto e completato a campionato iniziato);
2) per la scelta dei calciatori, alcuni dei quali (Benassai, Mastrantonio, Carraro, Marino e Bifulco,) non hanno reso e non
stanno rendendo come da loro ci si aspettava, mentre altri non stanno avendo un’accettabile continuità di rendimento (Kanoute, Fall, Udoh); altri ancora (Lescano) non stanno risultando così determinanti come ci si attendeva ed infine alcuni (Gelli, Martina e Sabatino) al momento non si stanno rivelando adeguati alla categoria di militanza;
3)infine, per avere affidato questa rosa interamente rinnovata a dei tecnici esordienti nella categoria (prima Torrisi e dopo Aronica) e dunque privi dell’esperienza e della personalità necessarie per potere governare un cambiamento di tale portata, in un campionato ed in un girone da sempre molto difficili come quello “C” della terza serie nazionale, laddove una figura di allenatore carismatico e di riconosciuta capacità professionale appariva fin dal luglio scorso la più indicata per compattare lo spogliatoio, così da poterlo gestire al meglio, ottimizzando il rendimento in campo della squadra.
Delle responsabilità dei singoli calciatori ho già detto; la gara di sabato a Monopoli ne ha messo in luce i limiti in entrambe le fasi di gioco, anche se a pesare è pure la poca profondità dell’organico: se i subentranti dalla panchina sono Gelli e Martina, è evidente che rispetto ai titolari pari ruolo c’è parecchia differenza e ciò non può che incidere sulla determinazione del risultato, su cui c’è ben poco di imponderabile.
Ma sul rocambolesco 2-2 di Monopoli, questa volta (e dispiace dirlo) c’è anche la responsabilità dell’allenatore, altro fattore che esclude una qualsiasi imponderabilità nella determinazione del risultato.
Mettersi a 5 dietro a 20 minuti dalla fine, quando sei in superiorità numerica e, sopratutto, smettere di giocare ed optando per i lanci lunghi dei difensori verso gli attaccanti, una volta raggiunto il doppio vantaggio, ha significato arretrare il baricentro e consentire ai calciatori del Monopoli di arrivare nella nostra area, anziché portare noi pericoli nella loro.
In queste condizioni è più facile che si verifichino quelle disattenzioni, singole e di squadra e quegli errori tecnici, in fase di non possesso, da cui sono scaturite, nell’occasione, le due reti subite ed il clamoroso pari nei minuti di recupero.
Il messaggio che il nostro allenatore ha dato ai suoi inoltre è psicologicamente negativo: rinunciare a giocare, calciare lontano i palloni e chiudersi nella propria tre quarti è segno di timore e di debolezza. Eravamo con l’uomo in più. Eccesso di prudenza ? No, imperdonabile errore tattico e strategico.
La difesa a 5 ci poteva stare contro il Sorrento, in cui per gran parte della ripresa siamo rimasti in inferiorità numerica ma sia in casa col Cerignola, in vantaggio per 4-1, sia a Monopoli, in superiorità numerica, si è rivelata eccessivamente prudente nel primo caso e controproducente nel secondo.
A Monopoli, invero, l’atteggiamento, nel finale di gara, avrebbe dovuto essere diverso: tenere palla, farla girare ed attaccare gli spazi, data la superiorità numerica. E non chiudersi in difesa, senza più riuscire a ripartire o a creare occasioni da rete.
Adesso, una vittoria di prestigio con l’Avellino cancellerebbe tante delusioni del momento e ridarebbe slancio e fiducia alla squadra. E sarebbe un enorme vantaggio, se tale risultato costituisse finalmente l’inizio della tanto attesa svolta, indipendentemente dagli obiettivi di quest’anno, qualunque essi siano e dei quali per adesso sarebbe utile non occuparsi, piuttosto che prorogare nel tempo l’up&down, che sembra caratterizzi la stagione dei granata.

Potrebbe interessarti