di Lorenzo Noto
Avrei voluto scrivere del prossimo avversario da affrontare e, invece, mi ritrovo a pensare ad una storica piazza della pallacanestro italiana, quella di Treviso, dove si starà pensando che domenica giocheranno (non saprei se si dovrebbe anche metterci un “forse”) contro una squadra disastrata dalle incomprensioni, dalle difficoltà di continuità, dalle insopportabili incertezze.
Sarebbe stato normale, per una squadra ultima in classifica, temere di dovere giocare contro uno squadrone (perché Trapani era già uno squadrone in grado di far paura a tutti) e, invece, quelli che vivono i sentimenti dell’orrore sportivo e della paura sono proprio i trapanesi.
I trapanesi divisi, quelli che ritengono che la colpa si debba cercare fuori dalle concrete responsabilità di una gestione societaria, quelli che pensano, invece, che non si gestisce con così tante incertezze una società che si vuole considerare all’altezza del massimo campionato italiano di pallacanestro.
Poi, come spesso accade nella vita, ci sono quelli che non riescono a credere a quello che vedono o che sentono, quelli che hanno sempre sperato nel miracolo di vedere appianare anche le situazioni più difficili ed imbarazzanti, perché è davvero impossibile pensare che dopo essere arrivati così in alto si possa cadere violentemente a terra e tornare ad essere considerati “il nulla”, tornare ad essere considerati un avversario da battere con estrema facilità o essere, nella peggiore delle ipotesi, considerati quelli con cui hai già vinto a tavolino perché sei stato estromesso dal torneo.
La più grande sconfitta per un tifoso è quella di dovere essere costretto a nascondere la propria sciarpa dopo averla messa al collo in fiera evidenza, mostrandola orgogliosamente per le strade d’Italia, nelle stazioni, negli aeroporti, nelle stazioni di servizio, nei palazzetti dove si era entrati dopo settimane di spasmodica attesa.
E’ ovvio che nessuna persona dotata di vera passione, media intelligenza ed equilibrio possa sopportare quello che sta accadendo, non possono sopportarlo i veri appassionati di pallacanestro che a Trapani avevano costruito la propria passione in un ambiente che è sempre stato caratterizzato dal “rispetto”, rispetto delle regole, rispetto dell’avversario, rispetto di sé stessi.
Essere stati considerati, “autorevolmente”, il miglior pubblico “al mondo”, un “popolo” incredibile, potrebbe diventare il dolore più grande, sarebbe una ferita che non potrebbe rimarginarsi mai e che ci porteremmo appresso per sempre.
Qualunque decisione dei protagonisti dello staff tecnico non potrebbe che essere compresa perché ogni professionista merita di potere svolgere la propria attività con tutta la serenità che merita, insieme con le proprie famiglie (famiglie che sono spesso lontane e quando le persone care sono lontane tutto si complica terribilmente).
Se ci sono i margini per potere continuare con la giusta dignità sarà bene farlo (e sarebbe molto bello), se così non è sarà meglio far finire questa insopportabile agonia.
Comunque andrà a finire, il grande Coach Repesa sarà sempre nei cuori degli appassionati di pallacanestro di questa Città.








