Sempre più complessa la situazione in merito alle due principali realtà sportive cittadine di calcio e basket, con Valerio Antonini che nei prossimi giorni dovrebbe consegnare simbolicamente le “chiavi” delle due società al sindaco Giacomo Tranchida. In proposito è intervenuto l’onorevole Dario Safina con un appello alla ragionevolezza ed a trovare una soluzione per non disperdere questo patrimonio che non è solo sportivo. Di seguito l’intervento del deputato regionale del Pd
“La decisione di Valerio Antonini di consegnare simbolicamente le “chiavi” delle società sportive cittadine rappresenta un gesto dal valore inequivocabile. Con quell’atto, la sua volontà appare chiara: chiudere un percorso che non ritiene più sostenibile e rimettere il destino delle squadre nelle mani della comunità che esse rappresentano. È un passaggio che va compreso fino in fondo, perché segna un confine netto tra ciò che è stato e ciò che può diventare lo sport a Trapani e che ci obbliga a riflettere su quale modello di futuro vogliamo costruire per le nostre realtà sportive. Perché le squadre di calcio e di basket non sono solo simboli sportivi: sono poli di identità, occasioni di orgoglio, leve sociali ed economiche, fili che legano quartieri, famiglie, giovani con una speranza, con una passione, con un futuro.
In questo contesto, ritengo necessario che Trapani si faccia carico della situazione in modo maturo e trasparente. Il primo passo deve essere la ricostruzione accurata del quadro economico e gestionale delle società: dati certi, verificabili, messi a disposizione della città. Solo conoscendo con precisione lo stato patrimoniale, le obbligazioni, le criticità e le prospettive reali sarà possibile immaginare un percorso credibile.
Su queste basi si potrà convocare una cordata di imprenditori locali, affiancati da eventuali partner esterni solidi e affidabili. Una compagine capace non solo di garantire un sostegno economico, ma anche di promuovere una visione di lungo periodo. A questa struttura propongo che si affianchi un azionariato popolare, calibrato sulle esigenze del contesto e sulle normative vigenti: uno strumento che consenta ai cittadini di partecipare, anche con quote ridotte, alla vita del club. Non per riprodurre modelli irrealistici, ma per costruire un radicamento vero, stabile, che renda le società meno esposte alle fragilità tipiche delle gestioni individuali.
L’idea di una polisportiva che integri calcio e basket va letta in questa prospettiva. Nel Sud, dove spesso le risorse sono limitate e la continuità è difficile da garantire, una struttura unica può rappresentare un’opportunità: razionalizzazione dei costi, condivisione di strategie, rafforzamento della capacità attrattiva, maggiore solidità amministrativa. Significa proteggere le società da oscillazioni pericolose e consentire loro di crescere con un’identità più forte e organica.
Un progetto di questo tipo non avrebbe valore soltanto sportivo. Avrebbe ricadute economiche dirette e indirette sull’indotto, sull’ospitalità, sui servizi collegati agli eventi, sulle piccole imprese che gravitano attorno alle infrastrutture sportive. Avrebbe anche un impatto sociale importante: un settore giovanile strutturato, investimenti nella formazione, spazi per integrare sport e comunità. Un club solido contribuisce a trattenere energie e competenze, offre opportunità ai giovani, rafforza il senso di appartenenza.
Naturalmente, è necessario che tutto avvenga nel rispetto delle regole, con criteri di trasparenza, governance chiara, organi di controllo credibili. È un percorso che richiede equilibrio, prudenza e serietà. Ma proprio per questo può rappresentare una vera occasione di maturazione collettiva.
Di fronte alla scelta di Antonini, la città non può limitarsi a registrare un passaggio formale. Deve decidere se vuole raccogliere questa sfida, se intende trasformare una fase critica in un’opportunità per ridefinire il futuro dello sport trapanese. Da rappresentante delle istituzioni, ma soprattutto da cittadino profondamente legato a questa comunità, credo che sia il momento di assumersi questa responsabilità. Non per sostituire un proprietario con un altro, ma per inaugurare una fase nuova, più solida, più partecipata, più coerente con ciò che Trapani può e deve diventare.








