JASMIN REPESA : “DI TRAPANI MI MANCA TUTTO”

di Salvatore Barraco

Jasmin Repesa è un autentico Santone del basket che in Europa ha vinto ben 10 campionati con 4 squadre diverse, 6 col Cibona Zagabria, 2 da outsider in Turchia col Tofas Bursa e 2 in Italia, con la Fortitudo Bologna nel 2004/2005 e con l’Olimpia Milano nel 2016. Il primo, in patria, è datato 1995/1996, così è riuscito nella rara impresa di mantenersi ai vertici, ed a vincere, per oltre un ventennio, plasmando il suo credo cestistico agli inevitabili mutamenti che, nel tempo, hanno interessato la pallacanestro. Capacità confermata quando, nell’estate del 2024, ha preso le redini dell’ambiziosa neopromossa Trapani Shark che ha condotto, attraverso un gioco moderno, spettacolare e veloce, al secondo posto in stagione regolare e conseguenti semifinali scudetto contro Brescia, nella sua prima stagione, ed al record di 9-1 nella seguente, prima di lasciare la Sicilia il 4 dicembre 2025. Dell’esperienza granata abbiamo parlato col Coach croato che, per il “popolo” granata, rappresenta un’assoluta icona. 

Coach come ha vissuto la delusione per l’esperienza trapanese conclusasi in quel modo? C’è ancora del rammarico per il triste epilogo

“Lo sanno tutti, sono legatissimo con la piazza di Trapani, ho sempre avuto un rapporto diretto ed onesto con tutti, direi un rapporto quotidiano con molti, anche fuori dal parquet. Il dispiacere ancora oggi è immenso, anche perché quando ho sposato questo progetto, l’ho fatto convinto di portare Trapani stabilmente in Europa”. 

Quell’inchino rivolto alla curva, alla fine della gara contro Reggio Emilia qui a Trapani, possiamo dire fosse già una sorta di addio?

Sostanzialmente direi proprio di sì. Se rivedessi la mia espressione di allora, noterei tutta la delusione e la stanchezza accumulate. Quel gesto racchiude emozioni personali incredibili, non facili da spiegare a parole.

Come si è potuto passare, in così poco tempo,dall’epica vittoria al Forum di Milano, di metà novembre, alle gare farsa contro l’Hapoel Holon e Trento, subito dopo.

Tante piccole cose non andavano nel verso giusto, ma abbiamo tenuto tutto dentro lo spogliatoio. Forse qualcuno avrebbe dovuto dire qualcosa molto prima su tali difficoltà. I giocatori non volevano allenarsi già prima di Milano né andare al Forum ma ho fatto capire loro che perdere questa chance, convinto di poter vincere, sarebbe potuto trasformarsi in un rammarico troppo grande. Era anche il modo per capire se potesse succedere qualcosa, in meglio, dopo l’imminente pausa. Ho faticato ma fortunatamente i giocatori mi hanno ascoltato e l’impresa al Forum rimarrà indimenticabile. Non a caso contro Reggio Emilia, subito dopo, si è visto un inizio di match difficile, frutto di una settimana di lavoro complessa. Per me non è stato facile, dovevo essere esigente con i giocatori, durante la partita, ed infatti ho chiamato due time out in pochi minuti ma, al tempo stesso, dovevo comprenderli. Purtroppo dopo la pausa non è cambiato nulla e si può intuire la frustrazione di un coachquando in allenamento si presentano appena tre giocatori.

Trapani ha battuto, tra le squadre affrontate, tutte quelle che attualmente si trovano ai vertici della LBA. Dove poteva arrivare la Shark di quest’anno col roster al completo fino in fondo?

“Dire quali traguardi avremmo potuto raggiungere è difficile ma di certo avevamo costruito un sistema di gioco ed unalchimia per poter competere con tutti, e non a caso abbiamo vinto contro tutte le squadre con ambizioni di vertice. Purtroppo funzionava solo il campo ed invero i segnali, fuori dal parquet, c’erano sin dal primo giorno della mia seconda stagione.

Passando ad aspetti più tecniciTrapani Shark sotto la sua guida ha costantemente primeggiato in diversevoci statistiche, come punti fatti, assist, palle recuperate e numero di possessi. Come valuta il basket che avete prodotto?

“Sono davvero orgoglioso del basket espresso, completoe spettacolare da vedere per gli spettatori nonchémoderno ed efficace dal punto di vista tecnico tattico. Siamo sempre stati primi per palle recuperate, grazie ad una difesa aggressiva, l’unica via per costringere gli avversari a perdere palloni. Il primato per punti fatti ed assist è poi sintomo di aver giocato da squadra in attacco, muovendo e condividendo la palla, coinvolgendo tutti”.

Tutti i giocatori della Trapani Skark hanno trovato subito una sistemazione, anche in squadre importanti. Che valore vi attribuisce?

“Abbiamo fatto un ottimo lavoro, non solo per i risultati ottenuti in campo, ma creando un’attitudine negli atleti ad allenarsi bene. Quest’anno in particolare, dopo un inizio difficile per i tanti guai fisici in preparazione, lo staff tecnico e medico è riuscito a presentare la squadraallo start in buone condizioni. Avere affrontato subito team forti, come Tenerife e Bursa, che avevano cambiato poco, non ci ha agevolato, così come un calendario duro nelle prime giornate ed ovviamente il -4. Perdere una o due gare avrebbe potuto creare dubbi ed un’insicurezza di fondo, ma, col lavoro quotidiano, siamo stati sin da subito competitivi al massimo livello”.

Vuol spendere un pensiero per chi, come Robinson ed Eboua, oggi gioca in Eurolega, nonostante, quando arrivati a Trapani, non fossero giocatori affermati a quel livello?

Mi ricordo che a Cremona quasi festeggiavano quando Eboua firmò a Trapani. A parte le battute, è tutto merito suo. All’inizio ha fatto una fatica enorme ma è sempre stato disponibile al lavoro, a recepire i dettagli dello staff, che poi fanno realmente la differenza. Così è diventato il classico lungo moderno, anche in attacco, che sa giocare e sfruttare gli spazi, se del caso anche tirando da tre sul pick and pop. Merito anche dello straordinario lavoro individuale compiuto dallo staff tecnico che, con pazienza, ha migliorato il giocatore. Stessa cosa per Robinson che giocava poco al Breogan ed, in NBA, giocava come guardia e non come play. Abbiamo creato le giuste spaziature per lui, giocato in transizione come più congeniale alle sue caratteristiche e Justin, di fatto, è stato fermato solo da alcuni guai fisici al ginocchio, disputando una grande annata. Spoi pensiamo a qualche gestione dei finali di match discutibile ad inizio stagione (Virtus Bologna e Tortona in casa), non v’è dubbio che il lavoro dello staff tecnico,e del giocatore, ha fatto la differenza in prospettiva, dato che adesso gioca al massimo livello di Eurolega col Paris.

JD Notae, la sua croce e delizia, è invece ancora senza squadra, cosa si sente di  dire al riguardo?

Che sfortuna l’infortunio al ginocchio, peccato. Non lo meritava poiché è un ragazzo straordinario, molto credente ed umile che è riuscito ad entrare sotto pelle con tutto l’ambiente. Ad inizio della mia avventura, bisognava scegliere se tenerlo ed, essendo sotto contratto, abbiamo deciso di dargli una chance. Ho visto tutte le sue gare ad Arkansas dove giocava point guard si, ma scorer mentre all’Aris ed a Trapani in A2 sostanzialmente guardia. Ci siamo dati tre mesi inizialmente ma nessuno ha mai pensato di mandarlo. Con Latini e Jenkins ha fatto un grande extra lavoro, spesso fermandosi un’ora oltre l’allenamento. Ora è un giocatore completo pronto per l’Eurolega. Tanti allenatori mi hanno chiamato per avere referenze su di lui. Avrà la sua chance una volta rimessosi. Se lo merita.

Coach cosa può riferire sul rapporto personale instaurato coi giocatori e se oggi si sente ancora con alcuni di loro.

“Mi sento con tutti, poiché per i ragazzi sono come un big brother, una persona di riferimento. Posso dire che,quando fanno una buona gara negli attuali club, mimandano sempre dei messaggi con le loro statistiche, con un certo orgoglio. E io ne sono davvero feliceTale livello di empatia, aumenta il rammarico per come sia finita, in quel modo. Peccato”.

Infine, cosa le manca di Trapani?

Tutto! Come detto il giorno della mia presentazione, anche qui a Dubrovnik, dove attualmente mi trovo, c’è il mare ed il bel tempo. Mi mancano però le amicizie costruite nei mesi, andare a bere una buona bottiglia di vino nei ristoranti cui ero affezionato, ed i tanti luoghi diTrapani dove mi sentivo bene, a mio agio, assieme agli amici. Anch’io sono un uomo del Sud e le emozioni che la gente del Sud ti regala ed, al contempo, ti permette di tirar fuori non si dimenticano.

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