Una domenica da ricordare. Di Francesco Rinaudo

La giornata di domenica è una di quelle da ricordare per lo sport trapanese.
A Montecatini il Trapani Shark, battendo Treviglio per 83-67, ha conquistato, per la prima volta nella storia cestistica, la Supercoppa di L.N.P., ossia la lega nazionale di pallacanestro, che organizza il campionato di serie A2, in cui militano i granata (oltre a quello di serie B nazionale).
E solo qualche ora prima il Trapani, battendo al Provinciale la fino a ieri capolista Vibonese per 2-0 nel campionato di calcio di serie D, girone I, ha affermato con perentorietà il proprio ruolo di squadra da battere, pur avendo disputato una gara in meno di alcuni dei suoi immediati avversari.
Ricordo infatti che i granata hanno già osservato il loro turno di riposo.
Questo girone infatti, per via del recente inserimento in sovrannumero della nuova Reggina, è adesso composto da 19 squadre e si svolge dunque su un calendario a 20 squadre, con un turno di riposo per una singola squadra in ognuna delle 38 giornate, in cui è articolato.
Dunque, le due squadre cittadine di basket e di calcio si pongono fin d’ora in modo concreto, come da programmi stilati in estate, quali protagoniste indiscusse dei rispettivi campionati, accreditandosi con forza alla promozione in A1 (la massima serie cestistica), il Trapani Shark ed alla promozione in serie C, la terza serie calcistica, il Trapani.
Trapani città è tornata quindi a nutrire ambizioni importanti, almeno nello sport.
Ma ciò che rende quasi increduli tutti gli appassionati trapanesi è il fatto che tutto questo sta accadendo, contemporaneamente, sia nel calcio che nella pallacanestro.
Questa sorta di nuova “era sportiva”, che vive adesso la città capoluogo della più occidentale delle province siciliane, impensabile ed imprevedibile solo fino a pochi mesi fa, si deve all’intuizione “visionaria” del presidente di entrambi i sodalizi, l’imprenditore romano Valerio Antonini, che, subito dopo essersi stabilito a Trapani per ragioni familiari, ha dato forma e robustezza finanziaria ad un progetto, che, se portato a compimento, avrebbe dell’iperbolico, facendo così entrare la città di Trapani nella storia sportiva nazionale.
Tale progetto prevede in 5 anni la presenza stabile delle due squadre cittadine nella serie A di calcio e nella serie A1 di basket.
I due massimi campionati italiani.
L’intento è anche quello di ottenere in tal modo dei ritorni economico finanziari, tali da ripagare i corposi investimenti fin qui effettuati e, obiettivo ancora più ambizioso, quello di raggiungere un’autonomia di gestione da parte di entrambe le società sportive, tale che esse possano camminare con le proprie gambe, indipendentemente dall’eventuale futuro avvicendarsi della proprietà di ciascuna.
L’impresa è di quelle da far tremare le vene ed i polsi, specie perché tentata in una delle realtà economico produttive storicamente depresse del meridione d’Italia.
Ma è allo stesso tempo una realtà stimolante ed appassionante, perché già il solo fatto di tentarci pare stia pian piano smuovendo l’indole tradizionalmente apatica delle categorie sociali cittadine, non solo quella sportiva dunque ma anche quella economica, quella amministrativa e quella imprenditoriale.
Non a caso il presidente Antonini ha cercato di creare interesse partecipativo, ottenendo già oltre 4000 abbonamenti fra calcio e basket.
L’intento è chiaro:
il Presidente vuole coinvolgere quanti più trapanesi possibile nella sua impresa.
Ed è chiaro che, se entrambe le squadre godranno per tutta la stagione sportiva di un sostegno generalizzato ed importante, sia durante le gare che nella vita sociale cittadina di tutti i giorni, allora l’impresa, da sogno accarezzato fino a qualche mese fa, potrebbe diventare fra qualche anno felicissima e impareggiabile realtà.
L’idea di fare Corpo sociale unico, in relazione agli obiettivi agonistici delle due squadre, non è dunque solo un programma pluriennale meramente sportivo, ma anche e soprattutto economico sociale e chiama a concorrervi tanto i tifosi che gli sponsor, sia i politici locali che i ceti produttivi ed imprenditoriali cittadini.
Insomma, una città intera, chiamata a riconoscersi in concreto nelle sue due maggiori realtà sportive e, tramite esse, sfruttare un volano di crescita economica, che da qui a breve potrebbe realizzarsi.
Valerio Antonini ha dato prova, con i fatti, di crederci, lui per primo.
Basti vedere gli imponenti lavori di ristrutturazione e manutenzione disposti dall’imprenditore romano sia allo stadio che al palazzetto, che hanno trasformato i due impianti in qualcosa che fa davvero stropicciare gli occhi a guardare.
I trapanesi, reagendo a questa prova di concreta ambizione, lo hanno quindi cominciato a seguire, dandogli fiducia sia in termini di abbonamenti e botteghino sia in termini di entusiasmo e coinvolgimento endemici nell’avventura granata.
Siamo ancora all’inizio.
Il legame con il resto delle componenti sociali della città va organizzato, strutturato e messo a regime di continuità, in una sorta di patto sociale fra la città e le sue squadre maggiormente rappresentative.
Non sarà facile nè scontato, le due società sono di fatto nuove, non sono invero esenti da difetti, com’è normale per qualunque nuova entità, che ha necessità di rodarsi e crescere in esperienza, così da diventare nel tempo sempre più efficiente ed efficace, anche nel dare riscontro alle legittime aspettative ed esigenze della tifoseria.
Gli errori di gioventù dunque e gli incidenti di percorso, sia in campo che fuori, non sono in astratto da escludere, ma il tempo lavora per le nostre due società e l’impressione è che il bello debba ancora venire.
Sia nel calcio, che nel basket.
Trapani caput mundi ? . . .

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