GLI AVVERSARI DEGLI SHARK. CONOSCIAMO REGGIO EMILIA

di Salvatore Barraco

Al PalaShark, domenica 23 novembre alle 17, arriva Reggio Emilia che, pur vincendo in settimana a Zagabria col Cibona, in FIBA Europe Cup, sta attraversando un momento non facile in LBA, con appena 4 punti in classifica, relegata nei bassi fondi della stessa. L’attacco è in difficoltà, penultimo per punti realizzati (81.3) e percentuale da 3 (32.4%), mentre la difesa è il marchio di fabbrica della squadra, 2° in LBA con 84.9 p.ti subiti. In panchina il confermato coach Dimitris Priftis, dopo una stagione da play-off, deve cercare di invertire il trend. Il credo, come detto, è sempre quello difensivo, anche per via del talento non così diffuso nel roster, e così si punta ad un basket controllato, con tanto uso dei 24’’ (appena 10.6 perse a match, 2° assoluta) e del post basso, sfruttando il pitturato ed il controllo dei rimbalzi per gestire il ritmo. 

In cabina di regia c’è l’ex Udine e Brescia, con tanta esperienza del vecchi continente, Troy Caupain, playmaker atletico e gran passatore, ma che al contempo può mettersi in proprio, soprattutto dai 6.75, arma che usa in prevalenza. Abile nel subire fallo (ed andare in lunetta), va detto che percentuali dal campo non sono alte ma risentono del fatto che si carica di tante responsabilità. I numeri: 12.3 p.ti (47.2% da due, 32.6% da tre su più di 5 tentativi), 3.1 falli subiti, 4.3 rimbalzi (grande apporto per il ruolo) e ben 7.5 assist di media. Faro. Il confermato Jaylen Barford è un esterno che ha punti nelle mani, e forza fisica. Di contro, è discontinuo ed il tiro da fuori non sempre è efficace. Ama prendersi tiri anche a giochi rotti, una delle sue specialità rimane l’arresto e tiro dalla media, dopo essersi creato spazio col ball handing. Può andare fino al ferro, grazie al suo fisico. A referto con 15 p.ti, 51.6% da due, 31% da tre (su oltre 5 conclusioni di media), 3.4 rimbalzi e 2.3 assist ad uscita. Più di 13 conclusioni dal campo, non certo un timido. Sta pesando l’assenza delle ultime uscite di Kwan Cheatham che è un lungo con doppia dimensione anche se è prevalentemente un giocatore fronte a canestro, che apre il campo, potendo colpire col tiro da fuori e mettendo palla a terra, in 1c1. Contro avversari più piccoli li può portare anche in post basso. Viaggia con 14.8 p.ti, 58.8% da due, un eccellente 44.4% da tre (su quasi 7 tentativi di media), 3.3rimbalzi a match. Non ama più di tanto attaccare il ferro e andare nel traffico ma le mani sono di seta, soprattutto da fuori, soluzione che usa in prevalenza. Non sempre energico a rimbalzo, poiché non è certo il classico lungo verticale. Il “5”è il colombiano Jaime Echenique di 211 cm formatosi negli Stati Uniti con Wichita State. Sta facendo il vuoto nel pitturato con la sua imponente struttura fisica ed i movimenti pregevoli spalle a canestro. Non super atletico e verticale ma forza fisica devastante. Non ha raggio da tre però è molto tecnico, ed oltretutto tirare lì sotto è un problema contro le sue leve. Finora 14.5 p.ti, ben 6.3 falli subiti (maestro in tal senso), un ottimo 61.2% da due (la dunk è di casa), 4.3 rimbalzi e quasi 1 stoppata di media. Big man. Proprio in area troviamo anche il4/5 Bryson Williams che ha buona esperienza europea, e si affida in prevalenza al post basso, dove vanta buone soluzioni. Può incidere anche sul pick and roll e col tiro dal mid range. Poco pericoloso da fuori, dove non ha grande confidenza. I numeri (9.6 p.ti, 3.5 falli subiti, 58.3% da due, 4.3 rimbalzi e 1 stoppata per gara in 19’). Bravo a subire fallo, è uomo da pitturato, e nel colorato atletismo ed intensità sono garantite.Lo specialista Michele Vitali è invece il tiratore in uscita dai blocchi (anche fuori equilibrio). Raramente attacca il ferro ma, dai 6.75, è capace di strisce importanti (4.1 p.ti col 60% da tre, pur su pochi tentativi). Aggiunge 3.5 rimbalzi. Perimetrale. In roster anche la sentinella difensiva, spesso in marcatura sui top scorer avversari, Lorenzo Uglietti, che può dare un’alternativa come playmaker di intensità, che sforna assist per i compagni e libera Caupain dai compiti di regia; struttura fisica importante, può giocare anche da guardia. Di contro, poco tiro da fuori e, in generale, pericolosità offensiva (3.8 p.ti, 2.5 falli subiti, 45% da due, 25% da tre, 2.4 rimbalzi, 2 assist in 16’). L’esperta guardia Jamar Smith può portare tanti punti in pochi minuti, essendo giocatore di striscia che può costruirsi il tiro direttamente dal palleggio, sia da fuori che dal mid range. Viaggia con 6.4 p.ti, 41.7% da due, 25% da tre (su 3 tentativi), 2.1 assist per partita, grazie alle sue iniziative dalle quali crea anche per i compagni. Talentuoso. Poco incline ad attaccare il ferro. 18’ anche per la guardia tiratrice, ex Napoli, Tomas Woldetensae che nel traffico non ci va proprio ma è pronto a colpire dai 6.75 sia sugli scarichi che dal palleggio, con grande efficacia. Per lui 4.8 p.ti ed il 35.7% da tre su oltre 3 tiri a match. Aggiunge 3.5 rimbalzi, sfruttando la buona struttura fisica. Perimetrale. L’ala pivot Luca Severini garantisce minuti da 4 atipico che apre il campo con il suo tiro da fuori sfruttando l’ottima tecnica individuale, ma al contempo in area si fa sentire poco anche dal punto di vista dell’energia. Sta tirando insolitamente male (2.7 p.ti col 21.7% da tre su oltre 3 tentativi di media, arma che usa quasi in esclusiva). Cattura 3.7 rimbalzi ad allacciata di scarpe. Il pivot senegalese del 2007 El Hadji deve ancora crescere all’ombra dei suoi 212 cm. 3.5 p.ti (col 66.7% da due grazie ai suoi voli sopra il ferro) sono un bel biglietto da visita, per un lungo che ha mezzi atletici devastanti, pur ancora acerbo tecnicamente. Appena firmato, in settimana, il lungo con passaporto del Sudan del Sud JT Thor, che è un 4 che può giocare anche da 5, pur prediligendo il gioco fronte a canestro. Atletico, potrà essere un fattore in difesa. Giovane ma con già buona esperienza anche in Nazionale, con cui ha partecipato alle Olimpiadi.

foto Simonte

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