Iniziamo oggi alla viglia dell’inizio del campionato di pallacanestro di serie A e della BCL, di cui Trapani sarà una delle protagoniste, una rubrica fissa che presenterà l’avversario settimanale degli Shark. Salvatore Barraco ci farà conoscere come solo lui sa fare entrando nello specifico, le peculiarità della squadra avversaria del quintetto di Repesa. Questa settimana parliamo di Trieste che i granata affronteranno sabato sera alle 20,00 lontano dalle mura amiche.
di Salvatore Barraco
Prima giornata di LBA, al PalaTrieste sabato 4 ottobre contro un avversario tra i più quotati, quella Trieste che, in panchina, ha firmato Israel Gonzalez quale head coach che, negli anni di Eurolega a Berlino, ha proposto un credo tattico fatto di tanto uso del tiro da fuori, utilizzo dei primi secondi dei 24’’ per andare a canestro, ritmi e punteggi alti, tanta libertà concessa al talento dei propri giocatori. In sostanza, in linea di continuità col basket del proprio predecessore e con lo stile della proprietà a stelle e strisce. Il roster. Il confermato USA Colbey Ross sarà ancora il playmaker con tanti punti nelle mani. Non particolarmente atletico, la sua specialità rimane coniugare la capacità di mettere in ritmo i compagni con quella di mettersi in proprio. Non grandi percentuali dal campo, poiché tende a forzare dal palleggio ma in arresto e tiro, soprattutto dalla media, può far male. Capace del “ventello” ma anche di prestazioni in cui va fuori controllo. Ondivaghe le sue percentuali dai 6.75. Può essere attaccato in difesa. Michele Ruzzier, triestino del 1993 ed ex Virtus Bologna, è di certo più regista rispetto a Ross e, spesso, lo sostituisce quando c’è da “pensare” sul parquet.
Abile in uno contro uno e nel trovare il compagno per un buon tiro (ottimo assistman). Non sempre costante dalla distanza. Alla fine, passano gli anni ma nei momenti che contano difficile farne a meno. La guardia è il nuovo Jahmi’us Ramsey, del 2001, che ha dimostrato di saper vedere bene il canestro sia al College con Texas Tech che in G-League, ed annovera
anche qualche presenza in NBA (Sacramento e Toronto). Sarà il go to guy con tanti punti nelle mani, poiché ama prendersi tiri anche a giochi rotti, grazie ad una indubbia confidenza col canestro. Rispetto a Valentine, meno pericoloso in sospensione da tre (anche se può andare in striscia anche dai 6.75), di certo più efficace fino al ferro, dato il suo debordante
atletismo e la buona struttura fisica. Talento puro. Markel Brown è la confermata ala USA che dà equilibrio al sistema. Classico all around, capace di incidere a tutto campo. Può infatti portare il ventello, soprattutto grazie al suo proverbiale tiro in uscita dai blocchi o all’arresto e tiro dalla media e, nell’altra metà campo, portare giù diversi rimbalzi oltre che accoppiarsi, spesso, con il miglior marcatore avversario. Se si pensa che corre divinamente la transizione, non si fatica a ritenerlo il vero ago della bilancia di Trieste. Il 4 Jarrod Uthoff dispone di doppia dimensione anche se è prevalentemente un giocatore fronte a canestro, che apre il campo, potendo colpire col tiro da fuori ed, anche, mettendo palla a terra, in 1c1, contro avversari più grossi e lenti. Contro avversari più piccoli invece li può portare in post basso.
Eccellente da tre (soluzione che usa tanto), in aggiunta “vede” bene anche i compagni. Mani di seta, anche ai liberi. Tecnica individuale da manuale. Pericolo pubblico sul pick and pop. Il “5”è il Maliano Mady Goundo Sissoko, un 210 atletico e verticale con esperienza NCAA a Michigan State e California Golden Bears (8.3 p.ti + 8.2 rimbalzi). Rookie che non ha tanti
punti nelle mani, con pochi movimenti in situazioni statiche di post basso ma che può far male sul pick and roll fino al ferro sugli scarichi dei compagni. Non ha raggio da fuori. Può risultare decisivo nella lotta a rimbalzo, dove la sua forza fisica inciderà (anche a rimbalzo offensivo), linfa per correre la transizione. Intimidatore, tirare lì sotto sarà un problema contro
le sue leve. Proprio in area troviamo anche il 1994 Francesco Candussi che possiede capacità offensive innate ed, al contempo, atletiche (e di velocità) non di primissimo livello. Buone percentuali da tre e capacità di giocare fronte a canestro, per via di mano educate. Lungo che “apre” il campo, ed in area colorata usa più la sua pregevole tecnica che le spallate. Di contro, non certo un difensore irreprensibile, paga infatti qualcosa se attaccato fronte a canestro o sui cambi difensivi. L’esperta ala Jeffrey Brooks può giocare due ruoli, quello del 4, a lui più congeniale per via di chiare attitudini fronte a canestro (capacità di aprire il campo col tiro da fuori e di partire in palleggio contro lunghi più lenti), e 5 in quintetti atipici, quando bisogna aggredire in difesa e giocare a campo aperto. Atletico, veloce, aiuta bene a rimbalzo ed in post
basso può dire la sua. Nei finali di gara è sempre in campo. Nel perimetro, da Venezia, è arrivato Davide Moretti, guardia che, all’occorrenza, può portare palla anche se non sempre è efficace nel dettare i ritmi; ha di sicuro buone mani (in particolare da tre, soluzione che usa sia dal palleggio che in uscita dai blocchi). Di struttura fisica esile, può subire in difesa contro avversari che lo portano sotto. Alterno, e non sempre con la giusta energia sul parquet, con coach Gonzalez (ed il suo basket più libero) può produrre una buona stagione. Juan Toscano- Anderson, ala USA di origini messicane, ha fatto tanta G-League e campionati sudamericani ma il suo apice lo ha toccato nel triennio con i Golden State Warriors che lo ha visto anche vincere un titolo NBA, giocando 13’ di media. Difensore notevole, con doti atletiche (e di salto) che lo portano ad essere devastante in campo aperto. Meno efficace ai 24’’ (anche perché non sempre preciso al tiro). Può dare una mano a rimbalzo, oltre che garantire una grande energia su entrambi i lati del campo. Poco spazio per il 2000 Lodovico Deangeli,
scuola Trieste, che è un “3” fisico, sempre prezioso tatticamente, con buona struttura atletica e capacità di andare a rimbalzo. Non tanti punti nelle mani, anche perché parecchio alterno da tre. Tira comunque poco dal campo, occupandosi di difendere sul miglior marcatore avversario. Giocatore di sistema.








